{"id":4,"date":"2015-02-08T19:00:30","date_gmt":"2015-02-08T18:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/?p=4"},"modified":"2015-02-12T11:19:44","modified_gmt":"2015-02-12T10:19:44","slug":"rimembranze-storiche-di-alfonso-perrella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/?p=4","title":{"rendered":"Rimembranze  Storiche di Alfonso Perrella"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/AlfonsoPerrella.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-74 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/AlfonsoPerrella.jpg\" alt=\"AlfonsoPerrella\" width=\"221\" height=\"226\" \/><\/a><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1_-_Il_Risorgimento_-_La_storia_in_musica_-_Jose_Beisso.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1_-_Il_Risorgimento_-_La_storia_in_musica_-_Jose_Beisso.mp3\">https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/1_-_Il_Risorgimento_-_La_storia_in_musica_-_Jose_Beisso.mp3<\/a><\/audio>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche Cinquanta anni fa nel Molise<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da \u201c La Provincia di Campobasso anno XV n. 2 del 16 Gennaio 1911 pagg. \u00a01-2 \u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un idillio svoltosi in Campobasso nel 1860 fra una gentile signorina ed un valoroso Capitano Garibaldino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora che tutti ricordano i fatti del 1860, ne voglio raccontare anche io\u2019 specialmente uno amoroso, assai gentile, quasi ancora olezzante di patriottismo. La giovinetta non contava ancora 20 anni: bella, intelligente, virtuosa oltre modo, appartenente a distinta famiglia, dimostratasi sempre di liberali sentimenti. Il nonno suo, Napoletano, era a stento scampato dal massacro delle truppe a massa del Cardinale Ruffo, entrato nella Capitale il 13 giugno 1799. Da Piedimonte di Alife, attraversato il Matese, sost\u00f2 a Boiano presso alcuni amici, come a sicura stanza. Qualche tempo dopo, presa moglie, and\u00f2 a stabilirsi in Campobasso; ove apr\u00ec un importante studio di Avvocato, che l\u2019unico figliuol suo fece poi maggiormente rifulgere per dottrina ed onest\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019anno 1860 si appressava a grandi passi; la rivoluzione incominciava a serpeggiare nelle Provincie Napoletane e gi\u00e0 il terribile nome di Garibaldi andava per le bocche di tutti. Io, non ancora undicenne, mi trovavo nel Convitto Sannitico, ora Mario Pagano, \u00e8 come tutti gli altri compagni miei, apprendeva ansioso tutte le notizie che, ad ogni momento ci portava il nostro cameriere (il tanto buono Pasquale De Libera); notizie di combattimenti, massacri, incendi, assedi, prese di citt\u00e0, fucilazioni ecc; notizie sempre esagerate dalla popolare fantasia che ne inventava di tutti i colori. Figuratevi che Garibaldi ci si dipingeva come un colosso, un gigante montato su veloce destriero, con una spada lunga vari metri!&#8230; Guai a chi gli capitava innanzi!&#8230; Mangiava i soldati Borbonici a cento a cento in un boccone, quando non ne aveva di pi\u00f9\u2026 e col semplice suo sguardo fulmineo faceva cadere a terra intieri reggimenti!!! (Brr\u2026 per la paura sto tremando ancora!!!)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">III<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le notizie incalzavano sempre pi\u00f9 favorevoli ai Garibaldini. Nuove strepitose vittorie si narravano, che alla nostra fanciullesca fantasia facevano grande impressione. Una mattina entra tutto ansante il cameriere Pasquale, dicendo che i Garibaldini avevano preso Napoli e, scovato, su una soffitta della Regia il povero Franceschiello (il quale non aveva membro che tenesse fermo), ligatolo con una fune, e trascinatolo mezzo morto nella piazza del Mercatello, lo avevano visto, con i loro propri occhi, pendere dal fatale palco attorniato da una decina di Generali Borbonici, anche essi impiccati. Era il tempo dell\u2019entusiasmo liberale, del patriottismo, dell\u2019eroismo, ma anche delle invenzioni, delle menzogne e delle pazzie. La rivoluzione si estendeva, e non tardarono a formarsi Governi provvisori. Anche a Boiano se ne cre\u00f2 uno con tutti i relativi Ministri e col Presidente. Sopra Civita Superiore fu fissato alcun tempo dopo un cannone con la bocca verso la Srada d\u2019Isernia, dalla quale si temeva la venuta dei soldati Borbonici: Era di legno con cerchi di ferro, costruito dall\u2019ingegnoso fabbro ferraio Pasquale Francesco. Venne affidato all\u2019abile <em>Settedita<\/em> un cannoniere Borbonico rimandato a casa perch\u00e9 in uno scoppio aveva perduto 3 dita di una mano. Nel farsi il colpo di prova anche il cannone Civitese scoppio, senza arrecare altro danno che la paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra mattina entra in camerata tutto ansante il nostro Pasquale e dice: Sapete ? L\u2019Intendente Conte Sabatelli \u00e8 fuggito stanotte col Segretario Generale Pulcrano, col Rettore del Convitto Palombieri e col prefetto di ordine Monaldi, D. Nicola de Luca \u00e8 stato nominato governatore della Provincia. Essendo vera la notizia, considerate che baldoria, che cuccagna, che strepito si fece da noi tutti, piccoli e grandi. Fu una vera anarchia. La disciplina che erasi molto rallentata si ruppe del tutto. Lo studio fu abbandonato, le scuole chiuse, perch\u00e9 nessuno pi\u00f9 ci andava. Pel nostro vasto Convitto echeggiavano le grida di<em> Viva Garibaldi, Viva Vittorio Emanuele, morte ai Borbonici<\/em>, grida che si avvicendavano con quelle del popolo. E dire che pochi mesi prima, nello stesso Convitto, erasi commemorato con una pubblica Accademia vocale e strumentale la morte del <em>magnanimo, immortale e paterno<\/em> Re Ferdinando II, inneggiando alla Dinastia Borbonica. In quelle stesse mura, a cos\u00ec breve distanza, si era cambiato di opposto metro! Oh come \u00e8 fulminea la volutilit\u00e0 politica, il cambiamento di scena dell\u2019umano sentimento! In quella occasione io sentii il magico violino dell\u2019ottimo e maestoso Prof. Pasquale d\u2019Ovidio, nativo di Triventi, accasato a Campobasso, padre fortunato di 2 illustri viventi Senatori, Enrico e Francesco. Fra gli altri alunni aveva declamato una bella poesia il mio carissimo compagno Giovannino Ionata, poi consigliere Provinciale e Sindaco di Agnone; (chiamato da noi bonariamente:<em>\u00a0il fanciullo <\/em>); poesia dettata dal padre D. Alessandro, la cui simpatica figura tengo presente alla memoria. Ed io anche recitai un piagnucoloso sonetto, non ricordo se con la coda o senza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">V<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Garibaldi da Caserta aveva, con una specie di<em> alter ego<\/em>, dato incarico al valoroso Nicola Campofreda ed ai figli Antonio e Achille (di Portocannone) di sollevare tutta la Provincia di Molise contro la dinastia Borbonica. Perci\u00f2 il movimento rivoluzionario ebbe ad estendersi in tutti i paesi, tranne ad Isernia guarnita di molta truppa Regia. Per combattere e domare questa erasi mosso il Governatore de Luca ( ben noto a tutti per patriottismo e sofferenze politiche) con molti liberali; ma la spedizione, quantunque condotta con molto ardimento, ebbe, come tutti sanno, un infelice esito, specialmente perch\u00e9 nuove truppe Regie corsero a difendere Isernia. In seguito a tale disastro il patriotico Boianese D. Girolamo Pallotta corse a Caserta, persuadendo Garibaldi a mandare il Colonnello Nullo, il Maggiore Caldesi, i due Capitani Zasio e Mario con 12 guide a cavallo, a capo di una legione di 3000 volontari che si sarebbero trovati riuniti a Boiano, cercando con essi di prendere ed occupare la importante posizione strategica di Isernia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">VI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nullo, giunto con i suoi a Campobasso, prese subito gli accordi col Governatore de Luca per la nuova spedizione. In quella breve fermata il Capitano Zasio si accese di ardente amore per la nostra fanciulla, e ne venne ricambiato. Fu un idilio esuberante di affetto e di patriottismo, bello e virtuoso. Alberto Mario lo racconta nella <em>Camicia Rossa<\/em> (Milano 1875, pag 198 e seg.), ma tace il cognome della famiglia alla quale apparteneva la giovanetta, e questa chiama <em>Silvia<\/em>; ma non era il vero nome. Trasforma ad arte, o forse sbaglia alcuni particolari di parentela. Egli, col suo attraente stile scrive:\u00a0 \u00abSilvia non era una bellezza incontestabile, e per avventura il piglio energico offendeva le delicate linee della grazia, se pure la sua spontaneit\u00e0 nativa non rendevalo attraente come il fiore della selva: Spigliata ed agile della persona, aveva il passo, la posa, la dignit\u00e0 di una principessa. Balzava il breve ed asciutto piede con eleganza pericolosa e se alcuna rara volta toglievasi i guanti, mostrava una mano lunghetta e rosea, con pozzette ridenti, e con ridenti e rosee ed ovali e tersissime unghie. Aveva bellissimi gli occhi bruni, ai quali le folte ciglia conferivano una espressione complessa di volutt\u00e0, di mestizia, d\u2019ingeniut\u00e0, di penetrazione. I voluminosi e nitidi capelli neri, pettinati a ritroso e raccolti in un fascio di elaborate trecce, facevano spiccare la fronte di statua greca, ove esultava la giovinezza\u2026.. Quel d\u00ec il capitano e Silvia, attirati inconsapevolmente l\u2019uno verso l\u2019atra ebbero pi\u00f9 fiate occasioni di particolari colloqui: si trovarono vicini a pranzo, soli a passeggio in giardino nell\u2019ora del caff\u00e8, e dirimpetto in carrozza. Questa serie di opportunit\u00e0 non fu ordita, nacque da se, e noi, intrattenendoci coi signori X vi abbiamo cooperato. Egli palesassi cavalleresco, appassionato, eloquente. Vago di sintesi, ed educato alla scuola sentimentale degli umanitari, le sue idee pigliavano sembianza pellegrine nella mente di Silvia, e vi si impressero come una ghirlanda di punti luminosi che l\u00ecabbagliarono. Forse, udite da altre labbra, ella avrebbele raccolte con pi\u00f9 cauta deferenza, ma raccontate dalla giovinezza e protette dal valore, ogni acume di critica divenne ottuso. Silvia apparve ascoltatrice intelligente, interlocutrice vereconda, giudiziosa e arguta.\u00a0\u00bb (pag. 199)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">VII<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spedizione Garibaldina contro Isernia si effettu\u00f2 subito, ma anche essa ebbe un esito infelice, e pi\u00f9 della prima. Duecento e pi\u00f9 di quelli animosi caddero nel terribile giorno (18 ottobre 1860) fra le Termopili del Sannio, come gli Storici ebbero poi a chiamare le gole e le balze di Pettoranello e di Castelpetroso (i). Nullo, Caldesi, Zasio e Mario, apertasi coraggiosamente la strada fra i nemici ricoverarono a Boiano, e di la a Campobasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">VII<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Campobasso i due giovani si rividero, ed il loro amore maggiormente avvamp\u00f2: La povera Silvia, per la patita sconfitta dei Garibaldini era caduta malata: Alberto Mario cos\u00ec continua a scrivere: \u00ab\u00a0In casa dell\u2019ospite X&#8230;.. a cena spiegando la salvietta, ciascuno di noi vi trov\u00f2 entro un pugnale di finissimo acciaio con la scritta all\u2019acqua forte: vendetta. Era lavoro di una fabbrica di armi bianche di Campobasso, giustamente famosa nelle Sicilie, ignorata altrove, e dono simbolico di Silvia, presente e malata \u00bb\u00a0pag. 223 Nullo con i suoi torn\u00f2 a Caserta. I due giovani non si rividero mai pi\u00f9. Nuove enre guerresche e politiche impedirono al Capitano Zasio il ritorno a Campobasso: La giovanetta deper\u00ec come fiore svilito dallo stelo: Un male ribelle ad ogni cura la trasse qualche anno dopo al sepolcro, compianta da tutti\u2026.. Povera Silvia!&#8230;.<\/p>\n<p>Cantalupo nel Sannio, gennaio 1911 Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(i) il minuto e particolareggiato raccorto delle due spedizioni trovasi nel 2\u00b0 volume della mia Effemeride Molisano, stampata nel 1890.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Cinquanta anni fa nel Molise fra le Termopili del Sannio<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L\u2019orribile notte di Castelpetroso di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 5 del 15 Marzo 1911 pagg.1-2 \u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Governatore Nicola de Luca, che aveva occupato Isernia il quattro ottobre, fu costretto subiti a abbandonarla, in furia e fretta, perch\u00e9 all\u2019improvviso, la citt\u00e0 era stata circondata da numerosa truppa Borbonica, rinforzata da vari pezzi di cannoni (1). Il Colonnello Nullo, come ho accennato nell\u2019articolo precedente, mandato da Garibaldi per riacquistare quella importante posizione strategica (che era la chiave degli Abruzzi e delle Marche) aveva riuniti circa 2000 volontari a Boiano per marciare verso Isernia. Nullo, con quasi met\u00e0 della colonna, venne, il giorno 17 ottobre, a Cantalupo, ove pernott\u00f2, col Capitano Mario in casa Cascella (2). Il Capitano Zasio e D. Nicola Campofreda con i due figli alloggiarono a casa mia. Io undicenne, tornato dal Collegio Sannitico, per godere le vacanze autunnali, mi aggiravo, tutto lieto e festante, fra quei Garibaldini, i quali percorrevano le vie del paese, cantando patriottici inni, fra i quali ( oltre quello di Garibaldi) ricordo, come se fosse oggi, le parole, la musica e le cadenze del seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Viva l\u2019Italia costituita,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Risorta al giubilo Di nuova vita,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Per mille secoli,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>In ogni et\u00e0,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Viva l\u2019Italia,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>La libert\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Presto abbracciamoci,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Siamo fratelli,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Non pi\u00f9 servizii,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Non pi\u00f9 ribelli.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Per mille secoli,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>In ogni et\u00e0,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Viva l\u2019Italia,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>La libert\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Bella Partenope,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Madre d\u2019eroi,<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Deh pi\u00f9 non piangere Pe\u2019 figli tuoi:<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Per mille secoli, In ogni et\u00e0, Viva l\u2019Italia, La libert\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec allegramente, cantavano quei baldi e coraggiosi uomini, senza potere menomamente pensare (i poveretti!) quale orribile tempesta stava per scatenarsi, a brevissima distanza, sulle loro spalle fra Pettoranello e Castelpetroso, in quelle rupi e balze, che, poi, gli storici ben appellarono <em>Termopili del Sannio<\/em>, il cui ricordo metteva <em>i brividi nelle ossa<\/em>, come scriveva ad Alberto Mario, nella lettera del 22 giugno 1866, Carlo Cattaneo (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Pubblicher\u00f2, un\u2019altra volta, il Rapporto Ufficiale su questa spedizione, il quale conservo fra i manoscritti della mia libreria. Credo he sia inedito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) La famiglia Cascella, conserva ancora alcuni oggetti, che, quel grande patriota, lascio, muovendo per Isernia contro i Borbonici. Essi sono: una tabacchiera, un porta cerini, una piccola caffettiera ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alberto Mario che ebbe tanta parte a quella spedizione scrive:\u00a0\u00ab Il giorno seguente (18 Ottobre) sul mezzod\u00ec, chiamato da Nullo, giunse il resto della colonna da Bojano, e, lasciati 100 uomini guardiani di Cantalupo, si prosegu\u00ec alla volta d\u2019Isernia. Dopo le due, eccoci all\u2019altezza di Castelpetroso. Troviamo la borgata letteralmente deserta, toltine un vecchio e una ragazzetta che ci contemplavano con atteggiamento d\u2019idioti senza rispondere alle nostre interrogazioni. \uf06e Quest\u2019aria di cimitero, osserv\u00f2 il Maggiore (2) non mi piace. Il gabelliere di Pontelandolfo ci parl\u00f2 di agguati (3). Ei mi sembra il caso Di cotesti abitanti non ne vidi uno al lavori de\u2019 campi. Dove se ne andarono eglino? Il luogo eminente di Castelpetroso \u00e8 naturalmente forte; io mi arresterei qui per oggi: Qui abbiamo le spalle assicurate: Che ne dici Mario- \uf06e &#8212; Anch\u2019io, risposi. Non sembra indifferente esplorare la montagna per chiarire la causa di tale derelizione. E giacch\u00e8 i Piemontesi avanzano dalla via di Sulmona, di qui potrebbesi irrompere di fianco sul nemico accapigliato con essi di fronte. Tale consiglio prudente mi suggeriscono i dubbi di Nullo sulla fermezza de\u2019 nostri soldati. A cui Nullo: occuperemo Pettorano a due miglia da Isernia; vedetelo lass\u00f9, sulla punta di quel monte a pan di zucchero. Dobbiamo gittarci sul nemico, anzi che arrivi il rinforzo di Scotti. Se gl\u2019insorti ci minacceranno le spalle, noi sposteremo la nostra base d\u2019operazione da Bojano a Casteldisangro, mutandoci siffattamente in vanguardia de\u2019 Piemontesi. Se irresistibilmente attaccati di fronte, ripareremo con sucurezza su Bojano facendo testa a Castelpetroso. \uf06e Per\u00f2 non credo, replico Valdesi, che giovi scendere da un\u2019altezza sicura per risalire un\u2019altra dubbiosa. \uf06e L\u2019idea di Nullo \u00e8 brillante e schiettamente garibaldina, io ripicchiai, ma presuppone l\u2019idea sorella che noi sfondiamo il nemico procedente da Isernia per effettuare la marcia di fianco sulla consolare di Casteldisangro; la quale idea ne presuppone una terza: l\u2019intrepidit\u00e0 dei soldati: Comunque fosse di queste nostre speculazioni e discrepanze strategiche, preponendo la massima abituale dell\u2019andare avanti, si procedette sino all\u2019osteria sulla consolare alle faldi di Pettorano. Ivi attendendo le nostre genti, ristorai di acqua e di biada il mio cavallo, presagendo che in quel d\u00ec avrei dovuto contare non poco sul fatto suo. Alle 4 facemmo il nostro ingresso in Pettorano\u2026. Nullo affid\u00f2 un mezzo Battaglione al capitano Zasio, commettendogli di piantari su Carpinone, arduo monte di prospetto a Pettorano. Colloc\u00f2 il Maggiore all\u2019osteria con 60 uomini di riserva; e a me ordin\u00f2 di munire, co\u2019 600 rimanenti, il collo di Pettorano che protende una delle sue pendici a guisa di cuneo orizzontale verso Isernia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 fatto, spiegiai in catena una mezza compagnia a traverso la gola, anello fra le faldi di Carpinone e di Pettorano. Alle quattro e mezzo principi\u00f2 la manovra del nemico da Isernia: Un battaglione di Reg, la pi\u00f9 parte gendarmi, avanzava sulla consolare e sui campi laterali con mezzo squadrone di cavalleria: alle ali cafoni a torme: Per animare i nostri con una prova segnalata di valore, Nullo mi fece raccogliere le guide ed i soldati di ordinanza. Cos\u00ec in 18 si scese da Pettorano; toccata l\u2019osteria, il Maggire e Mingon si aggiunsero al drappello. Di l\u00e0 al galoppo all\u2019incontro dell\u2019avanguardia borbonica sulla consolare. Quei di Carpinone, testimoni del fatto, ci battevano le mani, e mandavano alte grida d\u2019entusiasmo ripercosse dal monte di Pettorano. Spintici in prossimit\u00e0 de\u00ec Regi, li caricammo a briglia sciolta, e li mettemmo in volta disordinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212; Indietro, indietro! I cafoni al monte I urlarono di repente i nostri di Carpinone. Noi li udimmo, e nondimeno si prosegui l\u2019irruzione: E per verit\u00e0 vivissime e inaspettate scariche ci colsero di fianco dalla pendice avanzata di Pettorano, che io avevo guerrita di 200 uomini. Nullo non sapeva persuadersi come quell\u2019importante posto fosse stato preso senza lotta, e temendo di perdere Pettorano, divis\u00f2 di rifare il cammino fino alla borgata. Si accese pertando un combattimento strano fra noi cavalieri ed i cafoni, che dietro agli alberi ci bersagliavano diabolicamente a pochi passi. Al sottotenente Bettoni, una palla infranse una gamba e lo condussero alla nostra piccola ambulanza all\u2019osteria. Noi cacciando i cavalli su per l\u2019erta nell\u2019oliveto con rivoltelle e con spade venimmo alle strette co\u2019 cafoni. Intando, scesi in aiuto alquanti da Carpinone, e accorsi quelli che io collocai nella gola, dopo un accanito contrasto ci riesci fatto di ributtare gl\u2019insorti in piena rotta: Nullo mi ordin\u00f2 di assumere il comando de\u2019 sopraggiunti, d\u00ecinseguire i cafoni, di regolarmi secondo le circostanza, e di tornare a ragguagliarlo. Egli e il Maggiore e le guide voltarono il cavallo verso Pettorano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Messi insieme un 150 soldati, li guidai contro i fuggenti. L\u2019avanguardia regia respinta dalla nostra carica a cavallo, il successivo ritrarsi de\u2019 cafoni e lo affacciarsi del mio corpo persecutore gettarono qualche scompiglio nella colonna nemica, la quale ripiegava sopra Isernia. Tent\u00f2 essa due volte di fronteggiarmi, ma raccolti in massa l\u2019assaltai alla baionetta, e pervenni di gettarne una parte sulla sinistra e d\u2019impedire il suo ricongiungimento col rimanente che per la consolare si rifugi\u00f2 in Isernia\u2026 Deliberai d\u2019impadronirmi della linea di collinette che limitavano la pianura e sovrastano a Isernia, ove mi collocai\u2026. Era gi\u00e0 mezz\u2019ora di sera e nessun ordine mi venne trasmesso dal comandante. Laonde, consegnata ad un capitano la custodia della collina, rifeci la via al quartier generale di Pettorano per riferire il risultato delle mie operazioni, per apprendere i particolari della vittoria su tutta la linea e per ricevere nuove istruzioni. Una sequela di archibusate partite da Pettorano mi fastidiva il ritorno, e deploravo il solito vezzo de\u2019 volontari di tirare ad ogni ala di vento, anche contro ai propri amici. Giunto con qualche difficolt\u00e0 a traverso i campi, intersecati da fossati e da siepi, sulla consolare, mossi al trotto verso l\u2019osteria discosta circa due miglia. Dopo un miglio m\u2019imbattei in alcune squadre dei nostri carri senza cavalli. Riconosciutici a vicenda, queglino mi dimandarono notizie con voci confuse e paurose, narrando che furono sbaragliati da\u2019 regi e che pel momento favoritali l\u2019oscurit\u00e0. &#8212; Caso parziale, io risposi con accento rassicurante; noi abbiamo battuto completamente il nemico e la giornata \u00e8 nostra. A tali osservanze stettero paghi e lieti, ed io tirai diritto al passo. Il silenzio diventa di pi\u00f9 in pi\u00f9 profondo e solenne. Dopo breve tratto, dalla pendice di Pettorano la consolare piega a sinistra, traversa la gola, poi ripiega a destra alle radici di Carpinone. Ivi mi percossero l\u2019orecchio gemiti di moribondi, e la notte stellata consentivami appena di distinguere alcune masse brune sul fondo chiaro della strada. Smontai di sella e riconobbi che gli erano cadaveri e feriti, tragicamente mescolati insieme. Subito m\u2019acquietai ricordando i caduti nel combattimento che sostenemmo per espugnare la pendice. Sperando che qualcuno di quei dolorosi potesse intendermi, li affidai che avrei mandato senza indugio a raccoglierli e medicarli. Veruno pronunci\u00f2 sillaba, e l\u2019interrotto rantolo dell\u2019agonia fu la sola risposte che mi venne udita. Ma nel procedere sul mesto sentiero, la vista frequente di consimili masse brune funest\u00f2 i sereni pensieri della vittoria, e mi assicur\u00f2 che quello fu teatro d\u2019altre e fiere lotte, mentre io all\u2019avanguardia guadagnavo le colline d\u2019Isernia. Quant\u2019 \u00e8 grave il sonno sugli allori ! dicevo sospirando meco medesimo. Aff\u00e8 di Dio, si direbbe che non ci fosse anima viva! Poveri diavoli, le fatiche della marcia, le ansie della battaglia li affranse\u2026. Con siffatte riflessioni capitai all\u2019osteria. Bruciavo dal desiderio di risapere gli eventi di consolare le fauci riarse con un bicchier di vino e lo stomaco vuoto con qualche vivanda. Entrai, chiamai, picchiai e corsi la casa di dentro e di fuori. Deserto! N\u00e9 ospiti, n\u00e9 oste, n\u00e9 creatura viva. &#8212; Bene, dissi, l\u2019oste se ne sar\u00e0 ito saviamente, e gli amici sarannosi ristretti a Pettorano. Ma per !!!, nemmeno un picchetto di guardia! Nemmeno una sentinella! Traversai la consolare e cavalcai su per la salita di Pettorano, sciacciando dall\u2019animo le cure uggiose che vi facevano capolino\u00bb<\/p>\n<p>(continua) A. PERRELLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) La Camicia Rossa, p. 7 (2) Caldesi. (3) Nullo, Mario, Valdesi, Lavagnoli, Zasio, Bettoni, Mori, ecc.17 in tutti, fra Ufficiali e Guide a cavallo, erano stati spediti da Garibaldi (mentre trovasi a Caserta) a premura del Maggior della Guardia Nazionale, e gi\u00e0 Deputato al parlamento, Girolamo Pallotta, di Bojano, affinch\u00e9 alla testa di circa 2000 volontari, avessero soldati da Isernia i soldati Borbonici: Passando per Pontelandolfi, il Gabelliere ivi residente stim\u00f2 bene avvertirli di non prendere la cosa a burla perch\u00e9 trattatasi di fare con i cafoni, nelle cui vene scorreva il Sannitici sangue. Anche in Cantalupo , Nullo fu avvisato di stare attento agli agguati, alle imboscate, ma egli, credendo di andare dritto alla vittoria, col solo timore del nome garibaldino, cur\u00f2 poco tutto ci\u00f2 che gli si disse, e fu causa principale della carneficina che ne segu\u00ec. Garibaldi, fra le altre istruzioni fornite a Nullo, gli aveva data quella di non muovere verso Isernia da Bojano prima del 20 Ottobre, affinch\u00e9 il nemico si fosse trovato fra i Garibaldini ed il corpo d\u2019esercito del Generale Cialdini, marciante per la via del Macerone. Invece l\u2019ardimentoso Nullo volle innanzi tempo assalire i regii. Allorquando si impossess\u00f2 di Pettorano, egli nella casa de\u2019 signori Santoro (ove i garibaldini ebbero lieta e cordiale accoglienza ) si mise a suonare il pianoforte, senza darsi pensiero de\u2019 Gendarmi che si avvicinavano, ne si mosse, sulle prime, quando gli Ufficiali gli fecero conoscere il pericolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Cinquant\u2019anni fa nel Molise fra le Termopoli del Sannio<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L\u2019orribile notte di Castelpetroso di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 7 del 28 Maggio 1911-pagg.1-2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malconci e pesti, ci condussero alle carceri d\u2019Isernia. Col\u00e0 un\u2019orribile quadro strazi\u00f2 il mio cuore. Sull\u2019edificio della fontana pubblica, sita nel largo Concezione, riconobbi dalla simpatica barba alquanto lunga e bionda, fra le diverse teste recise dai rispettivi busti, e col\u00e0 allineate, appartenenti alla spedizione De Luca, pochi giorni prima, quella del mio parente il bravo Giuseppe Suriano di Lupara (Molise), con gli occhi vitri e spalancati ancora che pareano chiedessero vendetta a noi poveri inermi! Lo spettacolo era atroce. Faceva rabbrividire ! Noi, rassegnandoci ad una sorte altrettanto infelice e raccapricciante, seguivamo gli sbirri. Finch\u00e8 non fummo in carcere, per via, quei reazionarii ci sputavano in viso e ci prodigavano ogni altra specie d\u2019insulti!&#8230; Verso le 2 p.m. giungemmo alla carceri, che per amore di brevit\u00e0 non descrivo. Alle 3 l\u2019Ufficiale borbonico Francesco Brescia ( un poco umano, a differenza degli altri colleghi suoi ) ci fece apprestare un po\u2019 di cibo; e potemmo rifocillarci dopo cinquantacinque ore di digiuno ! Venne la notte: i feroci cafoni cominciarono a trasportare presso le carceri legna ed ogni altra specie di combustibili:Volevano bruciarci\u2026.. E noi avremmo certamente asceso il rogo, se l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019Ufficiale Brescia non avesse prevenuto gl\u2019istinti barbarici di quei cafoni, facendoci di buon mattino partire per Gaeta: i garibaldini semplici a piedi, in numero di quasi centicinquanta, e noi altri ventitre ufficiali su degli chars \u00e0 banc. La cordialit\u00e0 del sig. Brescia non la dimenticher\u00f2 pi\u00f9. Peccato che quel buon militare dovesse servire cos\u00ec brutto padrone ! Dopo una giornata e pi\u00f9 di viaggio vedemmo passare a tutta corsa una carrozza occupata da un signore e dal Vescovo Saladino. En passant, quei due avvertirono il Sig. Brescia del prossimo arrivo di Vittorio Emanuele. Aggiunsero che accelerasse la marcia, per evitare che fossimo raggiunti. Il Bravo Brescia ci raccont\u00f2 il suo colloquio. Poi disse: Hodie tibi, cras mihi ! (hodie mihi cras tibi) Come volentieri vi metterei in libert\u00e0, se fossi sicuro del fatto mio !&#8230;&gt;&gt; Proseguirono il viaggio fino a Gaeta, ove nel giorno 4 Novembre venne loro annunciata la fucilazione perch\u00e9 ribelli e rei di Stato. Ma un contrordine fu dato; la fucilazione era commutatata in esilio perpetuo. Senonch\u00e8 il giorno 12 un altro doveva seguirne pel quale vennero tutti messi in libert\u00e0 dietro lo scambio di 1110 prigionieri fatti dal Generale Cialdini al Macerone nel d\u00ec 20 Ottobre: Da Gaeta passarono in Napoli, e di l\u00e0 ognuno prese la propria strada. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Stimo utile aggiungere che anche Garibaldi parla lungamente della spedizione di Nullo nel libro I Mille (Bologna 1874, pag 332 e seguenti) ove trovasi uno speciale capitolo intitolato Isernia. Ma la narrazione tiene molto del romantico: Bella \u00e8 la descrizione topografica, del quale diamo qui un saggio:\u00a0\u00ab Isernia, capitale dell\u2019antico Sannio occidentale, potrebbesi intitolare, come Palermo, la conca d\u2019oro. Circondata dalle alte cime del Matese, ovetesoreggiano sorgenti abbondantissime ed inesauribili da una parte, fra cui dominano in cataratte del Volturno, dall\u2019altra completando la corona altre delle alte cime appennini che ne fanno veramente un paese incantevole, ove il turista, che fugge le aride ed infocate contrade, pu\u00f2 trovare quanto brama di verdure, pure fresche e deliziose ad acque zampillanti e cristalline quanto quelle delle Alpi. Poscia cui fu prodica natura d\u2019ogni suo beneficio, ecc. ecc. \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;- I caduti Garibaldini, lungo la strada Isernia Boiano, vennero finiti e spogliati, quasi tutti, durante la notte e nelle prime ore del giorno 19, dai contadini. Alcuni rimasero insepolti ed altri messi in fosse sotto o a fianco de\u2019 ponti, fra Pettorano e Castelpetroso. Nove di essi, capitati tra i reazionari di Carpinone, furono, dopo molte sevizie, gittati in una fornace di calce e bruciati vivi ! (1) \uf06e Alle 2 pom. Del 19 il Colonnello Nullo rassegn\u00f2 la raccozzata forza nella piazza di Boiano, 200 uomini muti all\u2019appello ( dice Alberto Mario ) e 6 de\u2019 14 distaccati dal quartier generale del Dittatore Garibaldi. Il Nullo, la mattina del 20 torn\u00f2 con i suoi a Campobasso, ove lo raggiunse un telegramma de Caserta del Generale Garibaldi, il quale gli ordinava di cedere il comando della Colonna al Governatore de Luca. Dopo la patita sconfitta, il Maggiore Valdesi, con cavalleresco sentimento ebbe ad esclamare: \uf06e Ora credo anche io puro sangue Sannitico i cafoni del Molise (2) Le emozioni di quella terribile notte sono ancora vive nel mio animo, allora appena undicenne. A sera inoltrata, cominciarono a giungere qui, in Cantalupo, le prime notizie della sconfitta de\u2019 Garibaldini. La popolazione veglio tutta notte, in un\u2019ansia indicibile di curiosit\u00e0, di commozione, di spavento. Io, dalle finestre di casa mia, guardavo fino verso la strada d\u2019Isernia, che serpeggiava fra i vigneti di S.Angelo in Grotte e Castelpetroso. Di tanto in tanto si vedeva il lampeggiare di una fucilata, che partiva da quei vigneti, ed immediatamente si sentiva il colpo. Certamente, un infelice fuggiasco cadeva a terra, come si verific\u00f2 dopo!&#8230;. L\u2019uomo, in tempo di guerra, diventa pi\u00f9 feroce della belva!\u2026. In quella triste azione, si distinse, fra gli altri, un Giovanni Bertone, di Sant\u2019Angelo, ed un tal Angeloantonio Cifelli, Di Castelpetroso, i quali ebbero poi a vantarsi di avere uccisi non meno di dieci Garibaldini per ciascuno!&#8230;.Il Cifelli, raggiunto poi dalla giustizia, scont\u00f2 il suo grave fallo in lunghi e penosi anni di galera ed \u00e8 ancora vivente. Io, divenuto giovanetto, ebbi ad acquistare una sciabola da ufficiale ed uno stile col fodero, raccolti, lungo lo stradale Castelpetroso \u2013 Isernia, dopo quell\u2019eccidio. Sulla spada vi \u00e8 la scritta ad acqua forte: Viva l\u2019Italia unita. Questi due cimeli furono, lo scorso Giugno, mandati da me, in dono, a Roma, al Comitato Nazionale per la Soria del Risorgimento Italiano; del quale Comitato sono l\u2019unico Corrispondente per tutta la Provincia di Molise. Chi avesse curiosit\u00e0 di conoscere qualche altro particolare di quel combattimento potrebbe leggere il libro ultimamente stampato dall\u2019egregio mio amico cav. G. Patella, Colonnello medico della Reale Marina; libro intitolato La Legione del Matese, e del quale diedi, l\u2019anno scorso un cenno bibliografico su questo giornale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(continua) A. PERRELLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Cos\u00ec si disse allora, e si scrisse dopo sui giornali: Pur troppo, nelle guerre e nelle rivoluzioni, avvengono simili atrocit\u00e0, ed anche peggio ! Credo che il crudelissimo fatto di Carpinone siasi molto esagerato. Io non ho avuto opportunit\u00e0 di controllarne la verita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) A. Mario. La Camicia Rossa p. 225.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Cinquant\u2019anni fa nel Molise fra le Termopoli del Sannio<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L\u2019orribile notte di Castelpetroso di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 8 del 09 Giugno 1911<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">pag.1 \u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">V<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stimo utile, infine, pubblicare i 2 seguenti Elenchi de\u2019 volontari Molisani, che presero parte quasi tutti, alle spedizioni d\u2019Isernia, o ad altri fatti relativi a quel cos\u00ec turbinoso anno. Il notamento non \u00e8 certo completo del tutto; e sarei tenutissimo a chi si benignasse farmi gli altri nomi, che vi mancano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elenco di coloro che presero parte ai fatti del Settembre Ottobre 1860.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Larino \u2013<\/strong> Paolo Caprice capitano, Giuseppe Falocco, Nicola Marotta, Antonio Palma, Giuseppe Lallo, (sacerdote) Luigi Naglieri, Vincenzo Minotta, Biliverto de Curtis, Antonio Lattanzio, Alessandro de Simone, Felice Agostino Ricci, Orazio Caradonio, Pietrangelo Barbieri, Giuseppe Serafino, Crescenzo Raimondi, Ferdinando Rispoli, Giuseppe Caradonio, Cesare Giancola, Pietro Antonio Minni, Francesco Caradonio, Vincenzo Canci, Vincenzo Frezza, Giovanni Mastandrea, Giuseppe Antonio Frezza, Giuseppe di Iorio, Francesco Occhionero, Telesforo Caprice, Michele M\u00e0gliano, Emilio Raimondo, Filippo Santacroce, Olindo Fallocco, Errico Serafino, Bernardino Pilone, Carlo Buccione, Pardo di Tommaso, Alessandro Magno, Giuseppe Bavota, .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>San Martino in Pensilis \u2013<\/strong> Costantino Sassi (tenente con menzione onorevole )Domenico Farina, Vito Nicola Facciolla, Diodato Vietri, (sacerdote) Andrea Ranieri (sacerdote) Vincenzo Sassi, Domenico de Tullio, Giuseppe Farina, Leo Belpalsi. Michelangelo Flocco Tommaso Flocco, Alessandro Perrotta, Giovanni Nardioli, Pasquale Buro, Giuseppe Lattanzio, Nicola Tanga, Donatangelo Penta, Francesco Pipino, Domenico di Lallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Montorio dei Frentani<\/strong> \u2013 Olindo Carfagnini, Settimio Caluori, Aurelio Bucci, Eugenio Caluori, Raffaele Caluori, Teodoro Carfagnini, Giovanni Carfagnini, Paolo Carfagnini, Gabriele Zappone, Ottavio Ferulano, Luigi di Salvio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Casacalenda \u2013<\/strong> Giovanni Antonio de Gennaro (maggiore) Achille Stera, Costantino Mancini, Giovanni Tavone, Pasquale e Raffaele Tota, Francesco Berardino, Raffaele Piperno, (sacerdote) Francesco Antonio Stera, Domenico Stera, Giovanni Ruggieri, Paolo de Gennaro Eugenio Giambarba, Gaetano Mastrosanti, Antonio e Giuseppe Casilli, Domenico Marinelli, Pietro Lipartiti, Maurizio Tozzi, Massimo Tata, Vincenzo Mastrocola, Enrico de Rensis, Camillo Caluori,\u00a0 Luigi Novelli, Giuseppe Corsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ripabottoni<\/strong> <strong>\u2013<\/strong> Nicolangelo Rezza, Benedetto Loreto, Adriano de Julio, Giuseppe Vannelli, Fortunato de Julio, Vito del Vecchio, Arcangelo Ramaglia, Filomeno Amoroso, Achille Lariccia, Ambrogio Amoroso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morrone<\/strong> <strong>\u2013<\/strong> Gennaro Farinacci, Giuseppe Ricciuti, Luigi Soccio, Michele Julio Giuseppe Lemmi, Giovanni Fantetti, Pasquale Zaccone, Giuseppe Branca, Vincenzo Mastandrea, Gioacchino Valente, Michele Colasurdo, Luigi Romano, Achille Romano, Francesco Jorio, Luigi Jorio, Luigi Mastrocola, Paolo Innocenzo, Nicola de Nigris, Pasquale Lembo, \u00a0Angelo Romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bonefro \u2013<\/strong> Vincenzo Baccari, (maggiore con medaglia al valor militare) Carlo Baccari, Enrico Baccari, Michele Carnevale, Giambattista Petti, Giovanni Baccari, Michele Lalli, Giuseppe Simonelli, Matteo Fantetti, Giuseppe Valente, Francesco Marinaro, Nicola Marinaro, Filomeno Lepore, Giuseppe Silvestri, Antonio Tata, Vincenzo di Marzo, Gaspare Lepore, Abramo Pece, Giuseppe Pavonetti, Aniello Silvestri, Onofrio Montagano, Francesco Colombo, Pellegrino Lupo, Pietro Antonio Colabello, Paolo Baccari, Antonio Porrazzi, Nicola Eremita, Michelangelo Bonadies, Domenico Bonadies, Antonio Iarocci, Nicola Silvestri, Domenico Lallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Collotorto \u2013<\/strong> Michelangelo Jorio,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>San Giuliano \u2013<\/strong> Vincenzo Pedicini, Luigi Pistilli, Domenico Barboris, Donato Boccardi, Giosu\u00e8 Franco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guglionesi \u2013<\/strong> Giacomo de Santis,(commissario politico, comandante la colonna dei volontari del circondario di Larino) Salvatore de Lucia, Antonio Giordano Vincenzo Pace, Nicola ed Achille Ruggiero, Diego Spada, Vincenzo Marrone, Nicola Caruso, Geremia Pietrantonio, Antonio Leone, Fedele Jonata, Vincenzo d\u2019Onofrio, Giuseppe Miraglia, Luigi Sorella, Vincenzo Jonata, Pasquale Cacchione, Bellino d\u2019Onofrio, Camillo de Socio, Lorenzo de Bellis. Nicola d\u2019Anselmo, Giuseppe di Pilla, Antonio Iannone, Martino Domenico, Maida Giovanni, Iannone Vincenzo, Ierace Giuseppe, Battista Luigi, Pace Luigi, Raspa Giovanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Portocannone<\/strong> \u2013 Luigi Campofreda ( capitano ) Luigi Bruno, Antonio Muricchio, Antonio Acciaro, Gioacchino Mattarozza, Francesco Gaspare, Nicola di Tenca, Pietro Carlozzi, Michele Vitelli, Giuseppe Cardone, Luigi Lucchesi, Achille Campofreda, Michele Viola, Diego Felice Manca, Federico Cannarsa, Nicola Lavero, Costanzo Musacchio, Matteo Lucchesi, Angelo Plescia, Vincenzo Basso, Nicola ed Antonio Campofreda, Vincenzo Gaspare, Nicola Lucchesi, Nicolantonio Viola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Termoli \u2013<\/strong> Federico Barone, Ernesto de Chellis, Gaetano de Chellis, Beniamino de Gregorio, Domenico Valiante, Gaetano Marinelli, Gennaro d\u2019Abramo, Giulio de Dominicis, Michele Mascilongo, Achille de Vitale, Giovanni Perrotta, Giovanni de Renzis, Federico Campolieto, Luigi Campolieto, Gennaro de Chellis, Pasquale de Chellis, Luca Compagnone, Domenico Colonna, Basso Maria Barone, Achille Salerno, Michele de Gregorio, Marcello Pignoni, Biase de Renzis, Gennaro Perrotta, Antonio de Renzis,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Campomarino \u2013<\/strong> Giuseppe Iacovelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rotello \u2013<\/strong> Enrico Benevento,(maggiore comandante la 2. colonna) Enrico de Stefano, (con medaglia al valor militare) Giuseppe Perrotta, Ruggiero Colavecchio, Nicola Colucci, Nicola Matteo Terzano, Michele Montuori, Michele Ianilo, Francesco Antonio Salomone, Bernardino Petti, Pietro Biondi, Celestino Garillo, Michelangelo Caterino, Andre Luccitelli ,Federico Petti, Antonio Iannacci, Michele d\u2019Aloia, Crisostomo Buccino, Michele Iacovazzi, Luigi Gentile, Michele Saltarelli, Vincenzo Campolieto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Civitacampomarano \u2013<\/strong> Domenico Colonna, Arcangelo di Paola, Raffaele Caprara, Teodoro Cuoco, Ascanio Alderico, Elviro d\u2019Ascanio, Michele Paolucci, Giuseppe di Paola, Pasquale di Paola, Pasquale Caruso, Giuseppe Carolino, Giuseppe Compagno, Giuseppe Nicola Natelli, Alessandro Emanuele, Giosu\u00e8 Pardi, Beniamino Pardi, Salomone Pardi, Vincenzo di Salvo, Vincenzo Rosa, Liborio Pardi, Giuseppe Altobelli, Luigi Trivisonni, Felice Camparone, Francesco Saverio Marziotti, Giorgio d\u2019Aloisio, Donato Francesco, Alessandro di Muino, Francesco Villani, Pasquale di Paola, Francesco Pepe, Ludovico di Paola, Francesco Matteo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Castelbottaccio<\/strong> \u2013 Giuseppe de Lisio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Castellino \u2013<\/strong> Francesco de Lisio, Anselmo Venditillo, Luigi Fratangelo, Giovanni Storto, Antonio de Fabio, Pietro Storto, Angelo Michele de Leo, Domenicantonio di Fabio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Palata \u2013<\/strong> Enrico Ricciardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guardialfiera \u2013<\/strong> Vincenzo de Leo, Pietro Torzillo, Marco Vincenzo Mastrocola, Francesco Caso, Leonardo Principe, Nicola Gentile,Costanzo Bucci, Igino Montano, Enrico Reicco, Bernardino Loreto, Ernesto de Lisio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lupara \u2013<\/strong> Giuseppe Suriani, Pasquale Coletta, Emmanuele Masone, Teodoro Morrone, Giacomo Donato d\u2019Alessio, Onofrio Gaudenzio, Andrea Lembo, Gabriele Salvatore, Giuseppe Antonio Cantelli, Giuseppe Antonio Serafino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lucito \u2013<\/strong> Emmanuele Marone, (capitano medico) Domenico Minicucci, Domenico de Rubertis, Giuseppe Loffredo, Domenico Varrato, Francesco Grignuoli, Aurelio Fiore, Giulio Loffredo, Beniamino Pettinicchio, Cosmo Ianni-Roberto, Michelangelo de Rubertis, Scipione Muricchio, Pasquale Lombardi, Matteo Centomolle, Raffaele Campopiano, Nicolangelo da Visis, Ettore d\u2019Onofrio, Giuseppe Nicola Cuoco, Michele Minicucci, Giuseppe Battista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governatore della provincia: Nicola de Luca\u2014Il commissario politico: G. de Santis\u2014Il maggiore: Enrico Benevento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Triventi \u2013<\/strong> Raffaele Ciafardini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Elenco dei volontari del circondario di Campobasso, che unitamente a quelli del circondario di Larino presero parte al fatto d\u2019armi contro i ribelli d\u2019Isernia, avvenuto il giorno 4 ottobre 1860.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Campobasso \u2013<\/strong> Nicola de Luca ( governatore della provincia e comandante della 2 colonne di Larino e Campobasso) ,Federico Pistilli, Domenico Bellini, Federico Filipponi, Leopoldo Colucci, Filippo Barone Iapoce, Eugenio Fiorilli, Domenico Eliseo, Francesco Pietrunti, Giuseppe Rezza, Raffaele Trotta, Giovanni Morbillo, Achille Doria, Filoteo Pace, Luigi di Iorio, Giuseppe Antonio Angiolilli, Giustino Bonucci, Alfonso Scognamillo, Giovanni Cerio, Domenico Bonarosa, Pasquale Iosa, Domenico Taddeo, Gaetano Frangipani, Raffaele Bracone, Michele de Socio, Federico Pelosi, Francesco Paolo Romano, Pasquale de Socio, Francesco Coppola, Bartolomeo Coppola, Tommaso Petrunti, Ascanio Gravina, Gaetano Trotta, Nicola Maria Manocchio, Domenicangelo Mastropaolo, Gaetano Poce, Francesco Lembo, Eduardo del Grosso, Gaetano Palazzo, Pompilio de Libero, Giovanni de Simone, Michele Colitti, Giuseppe Angiolillo, Antonio Nicastro, Raffaele Trivisonno, Michele de Santis, Domenico Petrunti, Pasquale Lerro, Domenico Tirabasso, Giovanni Mastropietro, Gregorio Eliseo, Pasquale Fede, Nicola Santangelo, Gennaro Zantonelli, Domenico Mastropietro, Pasquale de Toro, Gregorio Palombo, Giuseppe Gravina, Ferdinando Mastropaolo, Giuseppe Ferrante, Emilio Altobello, Paolo Eliseo, Saverio de Gregorio, Pompeo de Capoa, Francesco Paolo Oglio, Agostino Mastropaolo, Giovanni Ciaramella, Francesco Rinaldi, Giuseppe Gallo, Gennaro Massa, Pasquale Mancini, Giuseppe d\u2019Angelo, Giuseppe d\u2019Innocenzio, Federico Grano, Francesco de Matteis, Gennaro Antonello, Giuseppe Barbato, Giuseppe Grani, Luigi Passarelli, Alessandro Villani, Enrico de Ricco, Giovanni Mignogna, Erminio Gammieri, Ferdinando Iannetta, Francesco Libertucci, Gaetano Trivisonno, Giuseppe Lapiccirella, Giuseppe Focareta, Raffaele de Simone, Eugenio Colitti, Oreste Gravina, Fortunato Aurisano, Francesco di Ricco, Gaetano Zita, Angelo Santoro, Raffaele Zoccolo, Alberto Bonucci, Luigi de Rubertis, Francesco d\u2019Angelo, Federico Bonucci, Carlo Morbilli, Francesco Mastropaolo, Nicola Petrillo, Paolo Santacroce, Tullio d\u2019Astolfo, Eugenio Zita, Andrea Terzano, Francesco Amicantonio, Salvatore Latessa, Michelangelo Eliseo, Angelo Colitti, De Libero Basilio, Francesco duca Frangipani, Giacomo de Marco, Domenicangelo Picucci, Erennio de Rubertis, Gaetano Orlandi, Francesco Paolo Rinaldi, Francesco Paolo Paolone, Domenico Spetrini, Carlo Cacullo, Enrico Filipponi, Carlo de Nigris, Giovanni Baldini, Donato Cassella, Domenico Antonio Minni, Giovanni Vavolo, Vincenzo Palladino, Francesco Matticola, Nicola de Nigris, Pietro de Nigris, Cesare de Nigris.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Boiano \u2013<\/strong> Nicola Casale, Benedetto de Marco, Saverio Picchiello, Ottavio Spina, Salvatore Ialonga, Domenico Ferrara, Giovanni Perrella, Costantino Picorelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Petrella \u2013<\/strong> Francesco Fede, Antonio Cannavina, Fedele Carissimi, Francesco Ratino, Giuseppe Carissimi, Gaetano Ruscillo, Carlo Fede, Nicola Amoroso, Francesco Marinello, Vito de Stefano, Felice Marasca, \u00a0Nicola Lallo, Gennaro Carissimi, Pietrantonio Palmera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Campodipietra &#8211;<\/strong> Teodosio Montino, Pietro Carlozzi, Teodoro Montino, Rinaldo Ricciardi, Carlo Carloni, Michele Franco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>S. Elia a Pianisi \u2013<\/strong> Alessandro Palma, Luigi d\u2019Adamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>S. Giuliano di Sepino \u2013<\/strong> Giacomo Pistillo, Nicola Maria Pusino, Gennaro Calabrese, Michele Gallo, Antonio Ricciardi, Francesco Pistillo, Domenicangelo Albino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sepino \u2013<\/strong> Francesco Antoniani, Gioacchino Chiarizia, Alessandro Finizia, Michele Mucci, Flavio Caserta, Antonio Finelli, Tommaso Rinaldi, Antonio Bruni, Michele Martini, Pan?lo Brini, Giulio Fascelli, Antonio Mucci, Eduardo Roberto,Sebastiano Salvatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mirabello \u2013<\/strong> Giovanni Antonio Verdone, Vincenzo Garzia, Francesco Saverio Fantanico, Giuseppe Baranello, Muzio Pistilli, Raffaele Spicciati, Emmanuele Capalozzi, Giovanni d\u2019Angelo, Domenico Margiasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sassinoro \u2013<\/strong> Giovanni de Angelis, Michele de Angelis, Lorenzo de Angelis, Nicola Mastracchio, Pellegrino di Mello, Rocco della Camera, Gius. Arietano, Domenico Gambarota, Pellegrino Santucci, Giambattista di Mello, Ferdinando Mastracchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ferrazzano \u2013<\/strong> Andrea Bisaccia, Erminio Cicchesi, Vincenzo Cardillo, Vincenzo Mastrogiovanni, Nicola Cicchesi, Filomeno Baranello, Pasquale Palladino, Luigi Albino, Michele di Iorio,.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>S. Lupo<\/strong> \u2013 ( attualmente in provincia di Benevento, apparteneva prima a Campobasso) Celestino Saccone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Monacilione \u2013<\/strong> Francesco de Marziis, Modestino Maselli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pietracatella<\/strong> \u2013 Francesco Maselli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Limonano \u2013<\/strong> Beniamino Giannantonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Castropignano \u2013<\/strong> Amilcare Evangelista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governatore della provincia; Nicola de Luca \u2013 il commissario politico; Giacomo de Santis \u2013 il maggiore: Enrico Benevento.<\/p>\n<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 A. Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Cinquant\u2019anni fa nel Molise di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 14 del 27 Agosto 1911 pagg.1-2 \u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capo III<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La marcia dell\u2019esercito Piemontese verso Napoli, la battaglia al macerone, il Re Vittorio Emanuele II in Isernia e in Venafro, ed altre notizie storiche, politiche e strategiche relative a quei tempi.<\/p>\n<p>Sommario<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I. La profezia di Balbo sul 1860 \u2013 Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e suoi sentimenti repubblicani, vinti poi, da Cavour, anche in Napoli \u2013 Il grido di dolore delle Province Meridionali \u2013 L\u2019Unit\u00e0 Italiana vagheggiata anche negli antichi tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II. Il Re riceve la Deputazione Napoletana e passa il Tronto &#8211; Itinerario delle 3 Divisioni Piemontesi \u2013 Incontro del Colonnello Materazzo col Governatore De Luca in Casteldisangro \u2013 E di costui con Cialdini a Sulmona \u2013 Il Ministro Villamarina a Larino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">III. Il primo incontro fra i Piemontesi ed i Borbonici \u2013 La battaglia del Macerone narrata dal Delli Franci<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IV. La stessa battaglia narrata dal Costantini e dal Mario \u2013 Cialdini in Isernia \u2013 I primi Piemontesi in Cantalupo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V. Cialdini a Venafro \u2013 Sue disposizioni \u2013 Dimostrazioni Garibaldine in Campobasso \u2013 Il gran chiasso in quel teatro \u2013 Iil telegramma di Cialdini al Governatore De Luca \u2013 Viva Vittorio Emanuele e Viva Garibaldi \u2013 Telegramma di Garibaldi a Nullo ad altro al De Luca. \u2013 Il Plebiscito nel Regno \u2013 In Larino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VI. Il Re Vittorio Emanuele entra nella prov. di Molise \u2013 Deputazioni che gli vanno incontro \u2013 Entra in Isernia \u2013 Un uomo che vorrebbe uccidere Francesco II con una pugnale \u2013 Parola del Re \u2013 Riceve la deputazione di Campobasso e di Larino \u2013 Un\u2019avventura amorosa \u2013 Le truppe accampate a Venafro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VII. Il RE Vittorio in Venafro \u2013 L\u2019incontro con la signora Cimorelli \u2013 Ricevimento di Deputazioni \u2013 Partenza del Re \u2013 Sull\u2019incontro con Garibaldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">VIII. Mosse strategiche delle truppe Borboniche \u2013 I Generali Ritucci e Salzano \u2013 Lettera di Cialdini a Salzano per un colloquio fra gli avamposti delle due armate \u2013 Il Ministro della guerra emana, da Gaeta, un Memorandum contro la invasione Piemontese \u2013 Altro del Generale \u2026.. \u2013 Altri movimenti di truppe Piemontesi da Venafro a Teano \u2013 Incendio all\u2019Ospedale di Venafro \u2013 Rapporto di Farini a Cavour sulla reazione d\u2019Isernia \u2013 Scarcerazioni in Sessa de\u2019 Garibaldini della Colonna Nullo, fatti prigionieri presso Isernia Arresti in Venafro per ordine del De Luca \u2013 Gl\u2019infermi nell\u2019Ospedale di Venafro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">IX. Osservazioni sui fucilati per ordine di Cialdini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico Cesare Balbo, nel suo interessante libro intitolato: La situazione politica nel 1846 (Edizione Le Monnier, pag.348) ebbe a scrivere:&lt;\u2026\u2026E badate a ci\u00f2, o miei reggitori, si vivr\u00e0 in tal divisione, la quale, ora al sorgere del 1847 \u00e8 svantaggiosissima lal\u2019Europa occidentale, men forte, meno unita; ma in tal divisione che, se sia vera la potenza dell\u2019opinione, della civilt\u00e0, della libert\u00e0 o dell\u2019indipendenza della vera carit\u00e0 universale, dalla Cristianit\u00e0, si far\u00e0 pi\u00f9 vantaggiosa nel corso del 1847 che non ora, pi\u00f9 vantaggiosa nel 1848 che nel 1847, pi\u00f9 pi\u00f9 nel 1849 che nel 1848, pi\u00f9 nel 1850 che nel 1849, e via pi\u00f9 nei dieci anni che rimangono ad arrivare intorno a quel 1860, che concentra in s\u00e8 tanto avvenire. Non vi sgomentate nel 1847\u00b0 in qualunque altro di questi anni nomati, se non sar\u00e0 potente la progressione, se parr\u00e0 fermarsi od anche dare addietro. Io protesto contro le apparenze, contro agli agomenti momentanei. Date tempo all\u2019invincibil tempo; date solamente quell\u2019atomo di 12 a 18 anni; ed io, presi agio d\u2019intieri secoli non parere stolto profeta, non prendo gi\u00e0 qui che pochi anni. E, come gi\u00e0 m\u2019ingannai nello sperar troppo lento, forse m\u2019inganner\u00f2 al medesimo modo anche qui. &gt;&gt; Il Balbo fu buon profeta, perch\u00e9 effettivamente, nell\u2019anno da lui indicato cio\u00e8 il 1860, ebbero lieto compimento le aspirazioni, i desideri, i voti di tanti milioni d\u2019Italiani, i quali indipendente ed unita la loro Gran Patria. Accenner\u00f2, in breve, i fatti che precedettero il grande avvenimento. Garibaldi, sbarcato a Marsala, l\u201911 Maggio 1860, con i suoi 1000, aveva, di accordo con Mazzini, Crispi, Bertani ed altri, la intenzione di proclamare la Repubblica. Ma Cavour, durante quella celebre campagna, invi\u00f2 al Generale vari abili emissari, i quali, alla fine, lo persuasero a dichiarare l\u2019Unit\u00e0 Italiana sotto lo scettro di Casa Savoia. E cos\u00ec, il nucleo repubblicano, fermatosi pare in Napoli, dopo aver molto resistito, ebbe ad indebolirsi, a disperdersi, associandosi, man mano, alla idea predominante nella grande maggioranza degl\u2019Italiani. Continuando sempre la Diplomazia a lavorare in segreto per l\u2019annessione del Regno di Napoli al Piemonte, e maturate bene le cose, il Re Vittorio E. II ebbe a dichiarare ,solennemente, alla Camera Subalpina, di non poter pi\u00f9 oltre resistere al grido di dolore, che, di continuo gli veniva dalle Province Meridionali, e perci\u00f2 averr deciso correre al loro soccorso. La camera batt\u00e8 le mani, approvando pienamente quella audace politica, come fece pure Napoleone III. E sua Maest\u00e0 non tard\u00f2 a muoversi per capitanare l\u2019esercito Piemontese, non buona parte del quale gi\u00e0 da un pezzo, trovasi nell\u2019Umbria e nelle Marche, sotto la guida del Generale Cialdini. Si stava, cos\u00ec, maturando alla fine, e compiendo il generoso disegno dell\u2019Unit\u00e0 del bel paese; Unit\u00e0 tanto vagheggiata e tentatat dagli antichi Sanniti, Marsi. Marruccini ed altri popoli, nella famosa guerra Italica o Sociale. La quale patriottica idea era persa, dopo molti secoli, rinnovata, ma, per le avverse condizioni, neppure tentatat da Gioacchino Murat, di accordo col nostro Giuseppe Zurlo, suo Ministro e Consigliere.<\/p>\n<p>\/(continia) A. Perrella .<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche Cinquant\u2019anni fa nel Molise di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 15 del 16 Settembre1911-pagg.1-2 \u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">II<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sua Maest\u00e0 V. E., dopo averne avvisato, con telegramma, Napoleone III, si decideva a passare il Tronto, lanciando, in data 9 Ottobre 1860, un Proclama ai (a\u2019) Popoli dell\u2019Italia Meridionale, dicendo loro: &lt;&lt; Io non vengo ad imporre la mia volont\u00e0, ma a far rispettare la vostra &gt;&gt; (1) Indi partiva da Ancona, ed a piccole giornate, per dare tempo che le province Napoletane si pronunciassero per l\u2019annessione. ( N. Nisco: Il Generale Cialdini ed i suoi tempi \u2013 Napoli 1893 p. 202). Il 12 Ottobre il Re ricevette a Grottammare una Deputazione di Napoletani, composta da Ruggiero Bonghi, Luigi Settembrini, Carlo Capomazza, Michele Baldacchini ed altri, i quali lo pregarono di sollecitare la marcia per Napoli. La detta Deputazione, non potendo passare per la via pi\u00f9 breve, Isernia, perch\u00e9 occupata dalle truppe Borboniche, dovette allungare di molto il viaggio, andando per Livorno, Bologna, Ancona, finch\u00e8 raggiunse il Re a Grottammare. V. E. accolse festosamente la Deputazione, promettendo andar subito nel Regno, e premurando di fare il Plebiscito. Ma, incalzando sempre pi\u00f9 gli avvenimenti, il Re, rotti gl\u2019 indugi, passava il Tronto alle ore 10 del 15 Ottobre ed alle 3 entrava a Giulianova. Su quella celebre marcia ecco ci\u00f2 che scrive B. Costantini nel libro: Azione e Reazione, notizie storiche \u2013 politiche degli Abruzzi ecc. (Chieti 1902 .99): &lt;&lt; Da Giulianova, il Re passo a Pescara, quindi a Chieti, Sulmona, Isernia, ed in ultimo a Venafro, e paesi intermedi\u2026\u2026 Non potendo condurre nel Napoletano tutto l\u2019esercito, di cui una porzione non poten allontanarsi dalla sua base di operazione, dispose l\u2019invio dell\u2019esercito a colonne e per le tre vie, una cio\u00e8 da Rieti doveva passare per Autrodoco \u2013 Aquila \u2013 Popoli \u2013 Sulmona dove si sarebbe congiunta con la seconda colonna, in cui stava il Re, che costeggiando l\u2019Adriatico avrebbe risalita in valle del Pescara per riuscire a Casteldisangro. La terza colonna, comandata da Cialdini, avrebbe anche costeggiata la marina fino a Pescara: ma poi a Pescara avrebbe ripiegato per la via di Chieti \u2013 Casoli \u2013Palena \u2013 Casteldosangro, per impadronirsi quindi del passo e delle alture del Macerone, e farsi forte colass\u00f9 , prima che i Borbonici, che si sapevano in marcia da Venafro ad Isernia, occupassero la montagna, impedendo cos\u00ec il ricongiungersi a\u2019 volontari Garibaldini. Il passaggio delle truppe si comp\u00ec con una precisione ammirevole. Vittorio E. , dovunque si ferm\u00f2, fu accolto con entusiasmo. Mentre il Re Vittorio stava ancora in Perugia, fu inviato da col\u00e0 il Colonnello Materazzo, in furia e fretta con l\u2019incarico di raggiungere Napoli, per informarsi del vero stato delle cose. Egli, giunto in Casteldisangro, vi trovo il Governatore del Molise D. Nicola De Luca, costretto con i suoi volontari abbandonare Isernia il 4 Ottobre. IL De Luca ???? parla di questo incontro nel &lt;&lt; Breve cenno della spedizione d\u2019Isernia&gt;&gt; (del quale posseggo una copia manoscritta, autenticata dal Generale Cosenza quando era Ministro del Governo provvisorio in Napoli): &lt;&lt; Egli ( il Materazzo) voleva proseguire ma Isernia gli chiudeva il passo, come muro di bronzo. Avea missione di interrogarmi e prendere il mio avviso. Io le detti franco: richieda immediata la entrata delle truppe Regie negli Abruzzi come unica speranza di salvezza, e l\u2019obbligai a partire 2 ore dopo pregandolo ad affrettare la corsa. Cinque giorni dopo, Cialdini era gi\u00e0 a Sulmona: lo vidi, strinsi la mano al prode, e mi determinai a rientrare in Provincia per la strada de\u2019 monti, poich\u00e9 la mia missione era compita, gli Abruzzi ed il Molise erano salvi, e l\u2019esercito Meridionale sicorato alle spalle; Ed era ben tempo che giungesse il Cialdini, perch\u00e9 gi\u00e0 il Generale Scotti, con 6000 uomini di riforma \u2018 muoveva da Isernia per venirci ad attaccare. Cialdini Lo incontra al Macerone, ove lo vinse &gt;&gt; Stimo utile aggiungere che, anche in quel frattempo, il Marchese Villamarina, Ambasciatore del Piemonte presso il Governo Napoletano, volendo andare incontro al Re Vittorio, fu costretto allungare di molto il viaggio, percorrendo la strada di Campobasso, anzich\u00e9 quella d\u2019Isernia, occupata da numerosa truppa Borbonica, come gi\u00e0 si \u00e8 detto. Passando per Larino, quel Sindaco (il patriotico Sig. Spiridione Caprice) gli present\u00f2 una petizione Del Consiglio Comunale nella quale si riconosceva Vittorio Emanuele come Re d\u2019Italia. Il Villamarina accolse con molto gradimento quel Deliberato, e promise presentarla subito al Re; tanto pi\u00f9 che era la prima di tal genere, che a lui fosse stata consegnata. Di questa missione del Villamarina, parla pure l\u2019Ammiraglio Persano dicendo che part\u00ec da Napoli il giorno 1? Ottobre ed arriv\u00f2 al campo superando ogni intoppo. (Diario privato \u2013 politico \u2013 militare \u2013 Torino 1880. p. 345 e 370 (continua) A. Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Chi avesse vaghezza di leggere il Proclama mitico pu\u00f2 trovarlo nel libro del Persano e Diario privato politico &gt;&gt; Torino 1880, p. 50.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche Cinquant\u2019anni fa nel Molise di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 16 del 3 Ottobre1911<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">p.1 \u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">III<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccoci ora allo scontro del Macerone, che come battaglia non ha molta importanza, ma come fatto politico, invece, ne ha una grandissima, perch\u00e8, fra quelle romantiche balze, con l\u2019urto de\u2019 due eserciti, si ebbe anche l\u2019urto delle due politiche, cio\u00e8 fra le antiche e le nuove idee; ed essendo queste ultime riuscite vittoriose, da quel momento ed in quel luogo pu\u00f2 quasi dirsi che ebbe veramente inizio la formazione e costituzione della Gran Patria Italiana, il nuovo Governo col Re Galantuomo Vitt. Em. II; come conferm\u00f2 il Plebiscito nel seguente giorno 21. Giovanni Delli Franci, Colonnello di Stato Maggiore nell\u2019esercito Borbonico, cos\u00ec scriveva nell\u2019interessanta libro intitolato: &lt;&lt; Cronaca della campagna di Autunno del 1860, fatta sulle rive del Volturno e del Garigliano dell\u2019esercito Napolitano &gt;&gt; ( Napoli 1870, Vol. 2 p. 157). &lt;&lt;All\u2019alba di questo giorno ( 10 Ottobre 1860 )il Generale Scotti, reduce da Venafro, ordin\u00f2 al De Liquori di attaccare sul Monte Macerone gli armati nemici, i quali diceva essere massa di gente di (non leggibile) poco o minor conto. Non valsero a cangiare il propoponimento di lui le parole del De Liquori, e di quanti erano nel paese onesti cittadini che affermavano quei nemici non comporsi di masse. Perch\u00e8 634 Gendarmi e 240 volontari, capitanati dal De Liquori, marciarono per attaccar zuffa sul Macerone senza sapere qual si fosse l\u2019oste avversa che avrebbero incontrato, e come fosse a campo. Questo piccolo numero di soldati e di volontari fu diviso in tre colonne, una per ciascun lato, e l\u2019ultima sulla via maestra appoggiata da due cannoni. Esse non tardarono ad imbartersi nel nemico, ed a 7 ore del mattino si cominci\u00f2 la pugna da ambe le parti. I Gendarmi e volontari, spiegati in ordine aperto senza sostegno, perch\u00e8 certi di essere sussidiati dal I. Reggimento di fanti, aggredirono s\u00ec audacemente i posti avanzati degli avversari che, in breve orali ripiegarono. Il nemico credeva di essere assalito da numerose truppe, e per accertarsene, difendendosi, artificiosamente indietreggiava. A 9 ore della stessa mattina giunse sul terreno del combattimento il 1. Reggimento di fanti col Generale Scotti ed il capo dello Stato Maggiore di lui, Colonnello Gagliardi, il quale and\u00f2 subito ove viva era la pugna, e lo Scotti, che aveva la divisa e non la mente di Generale, e che aveva mandato i soldati a guerreggiare per essere vinti ed uccisi, rimasto solo si appress\u00f2 al sostegno pi\u00f9 vicino de\u2019suoi che stava sulla via consolare. Il nemico, intando raffirz\u00f2 di molto le file de\u2019 suoi combattenti, e fece trovare le artiglierie rigate, a soffocare le quali non eranocerto acconci i due cannoni di montagna del De Liquori. Il combattimento addivenne allora assai ineguale, che le forze Napolitane ebbero a pugnare con oltre dieci volte maggiori di loro: Il Generale Scotti troppo tardi si avvedeva di avere a fronte l\u2019esercito Piemontese, il quale, forte di numero e condotto dal Re Vittorio Emanuele, invadeva, senza piena ragione, un Regno amico. Fra tanto i Napolitani, non potendo resistere alla superchiante ???? nemica, cominciarono a ritirarsi. E fattisi certi gli avversari che combattevano contro soldaresca di scarso numero, la investirono gagliardamente e la inseguirono. Essa, contrastando palmo apalmo il terreno, piegava verso Isernia, ma accerchiata da numerosi fanti e cavalieri nemici caddero prigione 400 soldati del 1. de\u2019 fanti, il Tenente Colonnello Auriemma, e gran parte degli ufficiali di lui. Nel tempo stesso uno squadrone de\u2019 lancieri di Novara, caricando luogbasso la via consolare quel de\u2019 Napolitani, che stavano pi\u00f9 indietro per essere di riscossa, fece prigione il Generale Scotti, il Colonnello Gagliardi, il De Liquori, tre ufficiali di Gendarmeria e 125 Gendarmi. Il restante della truppa Napolitana ripar\u00f2 su pei monti in Isernia e poscia in Teano. Di questa infausta guerra fu tosto informato il Generale Echaniz, il quale da Teano mand\u00f2 subito un plotone di cavalleria in Venafro per averne pi\u00f9 certe novelle. Il Re Francesco fu ancora prestamente ragguagliato della mala sorte toccata alle milizie d\u2019Isernia per colpa dello Scotti, e ne tenne avvisato il Ritucci, il quale ricevuta la notizia spiacevole, dal Re, dallo Echaniz, e dal Gargiulo, Capitano di Gendarmeria, propose al Sovrano che tutto il corpo d\u2019esercito si ponesse in cammino per Teano, ed ivi campegginase. Ed il Re, rispostogli di consultare su di ci\u00f2 lo stato Maggiore di lui e di operare subito e bene, gli ordin\u00f2 di mandare verso Venafro ub ufficiale di stato Maggiore per incontrare le truppe che si ritiravano da quei luoghi e farle ripiegare in Teano, affinch\u00e8, unite alla brigata del Grenet, guardassero meglio quella posizione. Il che per opera del Tenente Colonnello Giobbe, fu immediatamente effettuito &gt;&gt;. Fin qui Delle Franci. Credo utile aggiungere che i Napolitani, i quali combattettero al Macerone, sommavano al numero di 1674 uomini, cio\u00e8 800 del 1. Reggimento fanti, 634 o 694 Gendarmi e 240 volontari. Il Generale Scotti fu fatto prigioniero mentre stavasene nel suo cocchio per sapere notizie della guerra che conbattevano le sue truppe, e nel cocchio stesso fu condotto al quartier generale del nemico. I tre ufficiali di Gendarmeria, che caddero prigionieri dell\u2019 ??????? furono i capitani Puzio e Toran ( e quest\u2019ultimo era altres\u00ec ferito sul capo) ed il Tenente Pesapia. De\u2019 Piemontesi si distinse nel detto combattimento il Reggimento Novara Cavalleria, e specialmente lo squadrone comandato dal Capitano Di Moniglio, che si ebbe la medaglia di oro per una brillante carica. Con questa battaglia ebbe fine la reazione nel circondario d\u2019Isernia, che costo 1245 vittime e soldati delle due armate beligeranti. (continua) A. Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Rimembranze Storiche Cinquant\u2019anni fa nel Molise di Alfonso Perrella<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">tratto da<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201c La Provincia di Campobasso Anno XV n. 17 del 14 Ottobre 1911<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">p.2 \u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IV<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver inteso uno scrittore Borbonico, sentiamo ora ci\u00f2 che, sullo stesso argomento, dice un liberale, cio\u00e8 il Costantini nel gi\u00e0 citato suo bel libro (p. 128 e seg. ), anche perch\u00e8 da altri particolari: &lt;&lt; Prima di V. E., gia a Chieti erano passate le 2 Legioni di Cialdini, il quale aveva fretta di occupare il passo del Macerone. Precedeva il Corpo di esercito di un alloggiamento, il Colonnello Paolo Griffini o Gaffini o Goffini con 2 Battaglioni di Bersaglieri, 2 compagnie di Zappatori del Genio, 2 Reggimenti di Cavalleria e 4 cannoni. Egli doveva fermare il 19, a Rionero, che \u00e8 a met\u00e0 nella vallata della Vandra; ma, considerando la importanza di quel passo, che decideva delle sorti della guerra, e divisando che era pericolo indugiare, senza temere il rischio in cui si metteva, disobbed\u00ec al Generale, e part\u00ec per Rionero. Arrivato al torrente Vandra, vi lasci\u00f2 a guardia la Cavalleria e Gli Zappatori, e sul far dell\u2019alba incomunci\u00f2 l\u2019erta.. L\u2019esercito sardo \/ se devo credere ad un testimone oculare, senza tener conto di qualche compiacente scrittore che, in seguito volle ad ogni costo giustificare le mosse dei Piemontesi) fu veduto dai Borbonici che erano, per la maggior parte, giunti in cima al monte. Essi ammontavano a tremila soldati di ordinanza ed altrettanti partigiani con una batteria, ed erano comandati dal Generale Douglas \u2013 Scotti di Piacenza. I soldati Piemontesi non erano giunti a met\u00e0 della costa, quando i Borbonici incominciarono il fuoco. Vi fu quindi non poco timore; ma si cerco di resistere, per quanto era possibile, al fuoco del resto pochissimo animato dei nemici. Il Griffini, fatto accorto del pericolo, e non potendo ritirarsi, gi\u00e0 aveva mandato ad avvertire il Generale in capo. Cialdini gli rispose che se si fosse subito recato al quartiere generale per essere sottoposto a consiglio di guerra. IL Griifini, di rimando, gli f\u00e8 conoscere che avrebbe obbedito, per\u00f2 dopo il combattimento, ma si fosse intanto affrettato a soccorrerlo. Il combattimento durava da lunga pezza; l\u2019esercito di Vittorio resisteva, il Griffini era da per tutto, ma il piombo nemico faceva strage tra le file. Intando ecco che giunge dopo il mezzogiorno Cialdini con La Brigata Regina, cui seguivano alquanti cavalli lancieri di Novara. Dalle difese i sardi passanp anbito alle offese, facendo impeto da tre lati. I Borbonici piegano sparpagliandosi, nel mentre che i soldati d\u2019ordinanza ai ritraggono per ricomporsi sulla strada d\u2019Isernia. Ma, pronto, l\u2019animoso Griffini, avuto ai suoi cenni lo squadrone di cavalleria, rovin\u00f2 addosso ai BOrbonici; e fu allora che si vide tutto l\u2019esercito disfarsi delle armi e darsi a fuga o prigione. Ottocento soldati, trentasette ufficiali, fra cui cinque colonnelli e lo stesso generale Scotti, due pezzi di artiglieria e la bandiera del 1\u00b0 Reggimento vennero nelle mani del vincitore. Il Griffini, per tali atti di valore fu assolto dalla disubbidienza, e ricevette del Re degna onoranza. La rotta del Macerone, fu un colpo mortale alla causa borbonica. Io l\u2019ho raccontata in breve cone ho potuto riassumerla dagli scrittori del tempo, perch\u00e8 la battaglia avvenne poco al di ll\u00e0 dei confini della nostra Regione, e vi presero parte non pochi nostri patrioti che formavano la schiera detta del Gran Sasso, comandata dal maggiore Tripoti.&gt;&gt; Mi piace in ultimo, riportare sullo stesso argomento, una breve relazione, scritta, a forma di lettera, da un testimone oculare, che prese anzi parte a quella zuffa, fra i Bersaglieri. &lt;&lt;Ella mi chiede dei dettagli sul combattimento del Macerone avvenuto il 20 ottobre 1860, e non poteva dirigersi meglio, poich\u00e8 storici, col solo appoggio di una tradizione spesse volte errano, scrivono cose inverosimili, come si consta aver letto in alcune opere. Ecco come fu: nella notte del 19, il sesto e settimo battaglione bersaglieri dovevano fare una tappa a Casteldisangro, ma un ordine del quartier generale ci fece proseguire la marcia forzata in direzione d\u2019Isernia. Ricordo che in questa marcia, avanzammo perfino la cavalleria. All\u2019alba del 20 giungemmo alla vetta del monte Macerone e ci fermammo. Alla sinistra tenevamo un battaglione del 10\u00b0 Reggimento Infanteria (Brigata Regina). Il nostro riposo non dur\u00f2 molto. Alle 7 \u00bd scorgemmo al pi\u00e8 della collina l\u2019avanzarsi di un piccolo esercito borbonico , e che si \u00e8 calcolato in sei mila uomini pi\u00f9 o meno con 4 pezzi di artiglieria di montagna. Lo si vide dividere in due colonne involgenti, per prenderci nel mezzo.L\u2019esiguo numero delle nostre forze pareva dare maggior lena all\u2019avversario, poich\u00e8 si avanzava a tamburo battente con un regolare corpo di musica, che rimase in retroguardia. Dalla nostra parte l\u2019effettivo dei combattenti non arrivava certamente a millecinquecento uomini. Circa le 8 le colonne borboniche giunsero presso a poco a 60 passi sulla nostra linea, senza essere molestate, quando di colpo, i nostri irrompono ad una carica alla baionetta, tanto decisiva che i borbonici rimasero sorpresi. Ferve l\u2019azione d\u2019ambo i lati e l\u2019artiglieria borbonica coi suoi sbrupnela mi ostilizzava nel centro dove io era. Per sorte la muraglia o mitraglia non aveva ancora fatto breccia nei miei uomini; vedendo poi che a me toccava vincere quell\u2019arma terribile non esitai un istante. I mie bersaglieri erano eroi sperimentati e ci lanciammo sopra i cannoni. La lotta colla riserva borbonica e gli artiglieri dur\u00f2 fino alle 10 \u00bd arriv\u00f2 a spron battuto il Colonnello Pallavicini alla testa di uno squadrone di lancieri di Novara, e segu\u00ec la pista dello Stato Maggiore Borbonico, raggiungendolo vicino Isernia. Alle 11 \u00bd il Colonnello Pallavicini apparve nuovamente di ritorno, per\u00f2 col Generale Scotti, borbonico, fatto prigioniero insieme al di lui Stato Maggiore. Devo ricordare un atto cavalleresco del Generale nemico. Di passaggio vicino ai pezzi di artiglieria, dove stavo io con i mie bersaglieri contemplando il bottino di guerra, Scotti si tolse il Kep\u00ec e ci saluto dicendo: vi saluto bersaglieri, non conosco soldati pi\u00f9 valenti di voi. Voglio aggiungere che, del piccolo esercito borbonicoimpegnato nell\u2019azione del monte Macerone non scappo nessun soldato, vi fu solo sbandamento e molti furono fatti prigionieri. Ecco come fin\u00ec il combattimento&gt;&gt;. Questa lettera trovasi stampata a pag. 98-101 dell\u2019interessante libro intitolato: Campanile, Memorie Abruzzesi di M. Somma Met\u00e8lo, 2. Edizione, edita a Tuecman Repubblica Argentina, 1910. Autore della lettera e il Sig. Antonio Moria, il quale trovassi alla zuffa e come furiere, a capo de\u2019 suoi 35 bersaglieri, caric\u00f2 alla baionetta e s\u2019imposesso de\u2019 4 cannoni. Anche il Generale B. Orero o Grero, che trovossi come tenente fra le truppe Piemontesi, ha descritto quella battaglia nell\u2019interessante suo recente libro intitolato: Da Pesaro a Messina, Torino \u2013 Genoba \u2013 1905 (p.121 e seg.) L\u2019avanguardia Piemontese entro in Isernia poco dopo mezzod\u00ec, accolta entusiasticamente da\u2019 pochi cittadini rimastivi, essendone fuggiti, poche ore prima, moltissimi, fra cui il Vescovo Monsignor Saladino, la famiglia De Lellis, ed altri, diretti verso Gaeta.Man mano vi arrivarono altre numerose truppe, e verso le 5 pom: anche il Generale Cialdini col suo Stato Maggiore. Egli prende alloggio nel palazzo de\u2019 \u00a0Signori Laurelli. Trovasi pure in Isernia il Marchese di Villamarina, il quale, dopo di avere incontrato il Re, ed infomatolo del vero stato di cose in Napoli, erasi molto all\u2019avanguardia Piemontese. Infine, come bricciola storica mi piace ricordare che i primi soldati Piemontesi (una ventina con 2 Ufficiali ) appartenenti al Treso, vennero qui, in Cantalupo, nel giorno 22 Ottobre, e poi anche n\u00e8 seguenti, per comperare foraggi, specialmente fieno, che, senza punto lesinare pagarono all\u2019alto prezzo di lire 10 il cantaio o centaio. E, fra gli altri, ne vend\u00e8 molto D. Ferdinando De Chiro, che coltivava a lupinella la maggior parte de\u2019 suoi terreni. In quella occasione, si videro, la prima volta. i marenghi, che furono presi con una certa diffidenza, ignorandorsene il preciso valore.<\/p>\n<p>(continua) A. Perrella<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimembranze Storiche Cinquanta anni fa nel Molise di Alfonso Perrella tratto da \u201c La Provincia di Campobasso anno XV n. 2 del 16 Gennaio 1911 pagg. \u00a01-2 \u201c Un idillio svoltosi in Campobasso nel 1860 fra una gentile signorina ed un valoroso Capitano Garibaldino. I Ora che tutti ricordano i fatti del 1860, ne voglio &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/?p=4\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Rimembranze  Storiche di Alfonso Perrella<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-4","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-storia-risorgimentale"],"views":6338,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4"}],"version-history":[{"count":91,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":244,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4\/revisions\/244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gennarotrivisonno.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}